Come smettere di chiedere scusa per i propri tic

Come smettere di chiedere scusa per i propri tic
Ticcami | La Tourette e Me
Come smettere di chiedere scusa per i propri tic
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Chiedere scusa per un tic può diventare un automatismo. Succede dopo anni di sguardi, commenti, rimproveri e situazioni in cui chi vive con la Sindrome di Tourette impara a percepire il proprio corpo come qualcosa che disturba gli altri. A quel punto la parola “scusa” arriva prima ancora del pensiero: per un rumore improvviso, per uno scatto, per un movimento che attira l’attenzione o per aver interrotto un momento di silenzio.

In questo episodio parliamo proprio di questo meccanismo: del confine tra educazione e senso di colpa, e di quanto possa essere pesante sentirsi continuamente responsabili di qualcosa che non si è scelto.

Un tic non è maleducazione, non è una provocazione e non è un comportamento volontario. Questo non significa ignorare l’effetto che può avere sugli altri, ma imparare a distinguere tra il riconoscere una conseguenza concreta e il chiedere scusa per la propria stessa presenza.

Vediamo anche quando può essere utile spiegare semplicemente cosa sta succedendo, senza trasformare ogni situazione in una richiesta di perdono. Frasi brevi come “Ho la sindrome di Tourette, sono tic involontari” oppure “È solo un tic, possiamo continuare” possono cambiare completamente il modo in cui si affrontano certi momenti.

Spezzare l’automatismo delle scuse richiede tempo. Significa imparare a riconoscere quando si sta chiedendo perdono per qualcosa che non richiede perdono, e sostituire quella risposta con una comunicazione più neutra e sicura.

In fondo, smettere di chiedere scusa per i propri tic significa anche imparare a occupare il proprio spazio senza sentirsi costantemente in difetto. Essere educati non significa vergognarsi. Spiegare non significa giustificarsi. E avere la Tourette non significa dover chiedere il permesso di esistere come si è.