Tourette non è una scusa: essere buoni non basta
La Tourette non è una scusa: essere buoni non basta.
Essere buoni non basta. Oggi mi è tornata in mente una frase che mi dicevano spesso: “Sei stato più buono?”. Non so perché, ma mi è rimasta dentro. Forse perché la sentivo ovunque: a catechismo, da piccolo, un po’ dappertutto. E oggi mi sono chiesto una cosa semplice: ma davvero basta essere buoni?
Perché, se guardo la mia vita, non mi sembra proprio.
Da piccolo ero quello diverso. Non c’era ancora la parola Tourette usata come oggi. Non c’erano diagnosi precise, etichette, spiegazioni. C’eri solo tu. E se eri strano, eri strano.
Io ero quello “speciale”. E questa parola mi ha sempre dato fastidio. Non so spiegarti bene perché, ma mi dava proprio fastidio. Io non volevo essere speciale. Volevo essere normale. E invece no: non invitato alle feste, un po’ ai margini, sempre quello “un po’ così”. E la cosa strana è che, senza diagnosi, in qualche modo eri più libero.
Nessuna etichetta. Nessuna protezione. Ma nemmeno nessuna scusa.
La Tourette non è una scusa quando la rabbia resta dentro
Oggi invece funziona in modo diverso. Hai una diagnosi e sembra quasi che ti protegga. Però poi esci nel mondo vero, e lì capisci una cosa molto semplice: alla gente non gliene frega niente.
E allora torno a quella frase: “Sei stato più buono?”.
Ci insegnano a esserlo. A non arrabbiarci. A stare tranquilli. A comportarci bene. Ma la rabbia mica sparisce. Resta. Ti rimane dentro. Ti gira in testa. E a volte non sai nemmeno come tirarla fuori.
A me succede. Magari mi tengo dentro qualcosa per giorni. Poi basta una stupidata e parte tutto. E nessuno ti insegna davvero come gestirla. Ti dicono: “Stai tranquillo”. “Non pensarci”. Ma non funziona così.
E poi c’è un’altra cosa: la gente che ti sta attorno. Ti vogliono bene, lo so. Però a volte sembrano più in difficoltà loro di te. Ti dicono: “So come ti senti”. E ti verrebbe da girargli la testa.
Non lo sanno. Perché certe cose le capisci solo se le vivi. Quel pensiero che ti gira in testa tutto il giorno. Tutti i giorni. Quella tensione che non se ne va. Queste cose le impari da solo.
Tourette non è una scusa: capire se stessi conta di più
Col tempo capisci una cosa: non basta essere buoni. Puoi essere la persona più educata del mondo e comunque non vieni invitato, non vieni capito, non vieni scelto.
Io gli amici veri li conto su una mano. Forse meno. E non perché non fossi buono. Semplicemente perché la vita non funziona così.
A un certo punto devi smettere di aspettare che gli altri capiscano e iniziare a capire te stesso.
Devi trovare un equilibrio dentro. Non te lo insegnano a scuola. Non te lo insegnano i farmaci. Non te lo insegnano gli altri. Te lo insegna la vita, se vuoi ascoltarla.
E sì, puoi usare la Tourette come scusa. È facile. Oppure puoi dire: ok, ce l’ho. E quindi?
E lì cambia tutto. Perché smetti di giustificarti e inizi a vivere.
Non perfetto. Non sempre sereno. Ma vero.
E alla fine, è questo che conta davvero.
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